martedì 19 luglio 2016

[ANALISI] Perchè l'Islam non è il nemico. Riconoscere la pluralità per fermare la paura.

Ripropongo qui un pezzo pubblicato per ISPI in data 18 luglio 2016.



Perché l’Islam non è il nemico.
Riconoscere la pluralità per fermare la paura.

Amir al-Umara’ significa il comandante dei comandanti, o più semplicemente il comandante supremo: è la formula con cui veniva definito l’uomo più potente dell’Impero musulmano alla fine del primo millennio. Era un periodo di forte frammentazione politica, a guidare le redini della corte imperiale l’avventuriero militare di turno, colui che riusciva a imporsi sul resto della casta e dei notabili delle dinastie locali.

Vi era un tempo in cui le civiltà semitiche non conoscevano estremismo neppure a livello grammaticale, la forma superlativa espressa  dalla subordinazione della pluralità verso un singolo. Modello dei modelli, quello dell’Amir al-Umara’ è sopravvissuto sino ad oggi e ci aiuta a comprendere il tentativo dello Stato Islamico di emergere non solo dal resto della scena jihadista transnazionale, ma di divenire la voce solista nel coro dell’Islam contemporaneo.

Esistono gruppi armati e idee armate. Fra le seconde è la finzione jihadista di negare l’esistenza di pluralismo nel Medio Oriente, di (ri-)attivare una identità religiosa per lo più fittizia nel tentativo di amalgamare tradizioni islamiche assai diverse fra loro. Campione di questa narrazione è lo Stato Islamico, che la concretizza tramite la delegittimazione di pratiche ad esso estranee e il tentativo di annientare il consenso musulmano verso altre organizzazioni, in primo luogo i rivali qaidisti. Per intenderci, se dovesse scegliere una frase di presentazione, Abu Bakr al-Baghdadi non direbbe mai “morte ai miscredenti”, ma “noi siamo l’Islam, rappresentiamo la Sunna (tradizione)”.

Paradossalmente, accade in questi giorni che una buona fetta di opinione pubblica e, in maniera più allarmante, di pensatori e politici, si schieri contro lo Stato Islamico pur sposandone la retorica. Infatti è ormai facile sentir dire che il nemico è l’Islam, parole un tempo smistate fra intimi sussurri, oggi pronunciate con arroganza di verità celata. Eguagliare Islam e jihadismo è non solo operazione per lo più errata, ma nella maggior parte dei casi dannosa. Significa ampliare all’intero spettro storico dell’Islam il campo di esistenza dell’identità fra i due termini, mossa che combacia con il nichilismo confessionale dello Stato Islamico. In parole semplici, ricondurre le recenti azioni terroristiche all’Islam tout court è un autogol clamoroso perché significa confermare la pretesa di rappresentanza universale dello Stato Islamico (e, in maniera minore, di altri gruppi simili).

Chiaramente, non si tratta qui di fare buonismo e spiegare che invece esistono i musulmani perbene, né di illustrare come migliaia di loro contribuiscano al fabbisogno economico e demografico d’Europa. È evidente che il tempo dei grafici, degli intellettuali e dei distinguo è passato: l’idea che l’Islam abbia in sé una componente innata di violenza ed estremismo ha purtroppo travalicato anche gli studi e i pareri più convincenti.

È del resto complicato opporsi alla tendenza. Porre la questione della delegittimazione dello Stato Islamico come dell’Islam radicale sul piano dottrinale è inutile. Non per superiorità dei primi, ma per l’assenza di una figura in grado di decretare il vincitore della disputa. Del tutto fuori luogo poi la proposta di far scomunicare gli estremisti agli esponenti dell’Islam moderato: un’arma, quella della dichiarazione di miscredenza, utilizzata proprio dagli stessi militanti e con rischio di ripercussioni disastrose. In maniera analoga, affrontare la questione dal punto di vista ideologico non consente di raggiungere il piano dell’oggettività: anzi, ricondurre la lotta allo Stato Islamico all’ideologia significa abbassarsi a discutere con lo stesso registro, e quindi riconoscere la forma dell’argomento nemico.

Dimostrare come lo Stato Islamico non possa essere rappresentativo dell’Islam, per delegittimarlo in maniera consistente, è impossibile e probabilmente fuori luogo. Tuttavia, lo si può arginare dal mainstream islamico molto più di quanto non sia stato fatto e tale operazione non può che passare dall’uso di dati di fatto inequivocabili: l’affermazione empirica della varietà e della variabilità interna al mondo islamico. I suoi destinatari sono tanto gli estremisti quanto i persuasi dall’equazione “Islam uguale problema”.

Si tratta di valorizzare ed evidenziare il pluralismo delle pratiche confessionali islamiche, sottolineando come tutte abbiano elaborato forme teologiche che le pongono al centro della rivelazione, i loro modelli comportamentali resi coerenti con la sunna. La complessità interna del mondo islamico, spesso letta come un fattore di entropia e di animosità, deve diventare una risorsa. Si intenda bene: non è qualitativamente (e quindi dottrinalmente) che la pluralità trova i suoi argomenti migliori, ma quantitativamente. Dare uguale voce e spazio alle diversità significa riequilibrare le occasioni di rappresentanza e riempire quel vuoto istituzionale spesso vampirizzato dai gruppi estremisti. È dunque necessario dar conto delle innumerevoli interpretazioni religiose scaturite nel tempo per spiegare l’imprecisione ontologica della parola Islam quando preceduta dall’articolo il. L’Islam non può essere il nemico in quanto il vocabolo non fa riferimento ad alcuna realtà monistica.

Combattere la narrativa jihadista (anche quando da noi inconsciamente sostenuta) non vuol dire solo chiamare musulmani gli appartenenti alle più svariate comunità non tradizionali, ma anche dar risalto agli scontri interni al panorama salafita. Storicamente, è possibile affermare che buona parte delle congregazioni cosiddette eterodosse è nata con intenti sovversivi e ha subito nel tempo un processo di moderazione dottrinale. L’esperienza storica offerta dall’evoluzione di gruppi quali gli Ismailiti e gli Ibaditi è un bene strategico per la lotta al radicalismo anche e soprattutto in considerazione del loro precedente carattere estremista, che ha progressivamente lasciato spazio a una visione cosmopolita e aperta alla coesistenza confessionale.


Il teatro naturale per la realizzazione del progetto è l’Europa, non fosse altro che per motivi geopolitici che ne ostacolano l’attuazione nei paesi arabo-islamici. Il nascente Islam europeo dovrà  essere inclusivo e plurale, conscio ma non timoroso della sua complessità. Importante sarà anche indirizzare i giusti input governativi nel potenziamento e nell’istituzionalizzazione dei gruppi confessionali, nel promuovere attività formative in cui è esaltata la multidimensionalità religiosa.  

giovedì 28 aprile 2016

[ARCHIVIO] Eulogia di Abu al-Mughirat al-Qahtani: traduzione commentata

Abu al-Mughirah al-Qahtani nel carcere di Abu Ghraib, Iraq.


Ho deciso di tradurre e commentare l’eulogia di un personaggio di primaria importanza dello Stato Islamico: Abu al-Mughirat al-Qahtani. Il file originale è visualizzabile a questo link (uscito a gennaio 2016). Qahtani (anche conosciuto come Abu Nabil al-Anbari) è stato parte dello Stato Islamico sin dalla prima ora in Iraq, e ha guidato il distaccamento libico dell’organizzazione sino a Novembre 2015, quando un raid franco-americano lo colpì. La rilevanza della sua figura per l’Italia è fondamentale.


 Parole di cordoglio per Nabil[1]/Abu al-Mughirat al-Qahtani.

Qualora ti giunga notizia di un mujahid che ha combattuto lotte e perdizione, per poi essere fatto prigioniero e venir ammanettato, ma la sua tenacia era più solida di barre d’acciaio.. [sappi che] una volta liberato scelse la stessa strada che prese la prima volta: “assalto ed efferatezza”[2], ogniqualvolta vi siano battaglie e odore di morte. Più tardi si rintanò nel silenzio, lasciò alla sua spada il [compito di] raccontare il pomposo racconto che di nulla tiene conto, se non dello spargimento di sangue e del taglio di teste.

Poi [venne] la maestosità della sua influenza. 
Non era abbastanza per lui il torrente di sangue che causò ai danni di sciiti[3], apostati e crociati in Iraq. Si affidò all’eccellenza della morte, che lo portò in Libia, presso i nemici del suo Signore: lì vi erano oltraggiosi progetti in competizione fra loro. Lì, su quella generosa terra, piantò l’asta del Califfato e issò la bandiera dello Stato Islamico, svolazzante molto più in alto dei cumuli di quei maligni progetti.

Qualora sentirai [parlare] di tutto ciò, tornerà qui la tua memoria. Sei in presenza della biografia dell’emiro[4] Abu al-Mughirat al-Qahtani.

Egli è il generoso, nobile, sprezzante e stoico [uomo] che l’America e i suoi alleati rifiutarono di incontrare sul campo per mezzo dei loro tramiti. Si rifugiarono nel loro classico metodo [che adottano] quando hanno timore: lo bombardarono dall’alto, così egli [morì e] salì in cielo.[5]

Questo è Abu al-Mughirat, o se preferite chiamatelo Abu Yazin al-Himyari[6]: questa è la kunya con cui sosteneva il nostro stato dalla prigione di Abu Ghraib. Sì, la prigione di Abu Ghraib. Il nostro rapace si diplomò alla scuola di Abu Ghraib, e visse la gioia della fuga da essa, poiché fu più tardi fra coloro che ne uscirono. Nonostante le avversità attraverso cui passò ad Abu Ghraib, intraprese il gravoso compito di sopportare tutto ciò in nome del sostegno al suo stato.

Si unì al jihad sin dall’inizio dell’occupazione americana, e non smise di combattere i nemici di Dio fino a che non fu catturato nel 2008 a Baghdad. Lì mise a nudo il suo petto pieno di fermezza, esponendolo alle onde dell’afflizione [sofferte] in prigionia, sino a che Dio non lo liberò dopo circa un anno e mezzo. Più tardi tornò un’altra volta ai teatri del conflitto, amore a cui diede da bere il suo cuore.

Non passò molto prima che venisse imprigionato un’altra volta. Combattimento e jihad erano un intermezzo fra diverse detenzioni, per le quali doveva sistemarsi ad Abu Ghraib, [carcere] di cattiva reputazione. Poi venne il giorno promesso: il giorno dell’abbattimento delle mura e della liberazione dei prigionieri, [7] ed era egli senza pari fra i detenuti.

Uscì come un leone errante, allo stesso modo in cui era entrato. Fermezza e vigore in opposizione agli stormi del vizio: si diresse immediatamente verso i teatri dello scontro. La detenzione altro non fece che invigorirlo, renderlo più tenace e perseverante (proprio come la legna rende il fuoco più vivo).
Nel periodo seguente fu nominato governatore di Salah al-Din, e prima era già stato governatore di un’altra provincia.[8]

Vi sono mostrate le epiche gesta di Salah al-Din nel giorno della conquista, vi è stato dato di vedere il comandante della battaglia di Samarra[9]: egli è Abu al-Mughirat, capo di quelle nobili guerre.

Più avanti, quando lo Stato valutò di espandersi in Libia, inviò il suo cavaliere Abu al-Mughirat con la sua spada lucente affinchè fondasse la struttura del Califfato lì, e creasse il nucleo dell’esercito di coloro che conquisteranno Roma e l’Europa. Andò lì, pose le fondamenta e mise le basi. Poi marciò con i suoi soldati in tutta forza e vigore verso l’espansione a destra e sinistra, con lo scopo di imporre la religione di Dio nella sua interezza.

Questo, in breve, è Abu al-Mughirat. Jihad e poi imprigionamento. Poi ancora jihad, operazioni e imprigionamento. Poi jihad, espansione, disposizione e consolidamento delle fondamenta. Poi Dio provvide a dargli ciò in cui egli sperava e per il quale si applicava: l’uccisione sul sentiero verso Dio. Questo è quanto riconosciamo.
In tutto ciò sono stato onorato. La possibilità di conoscerlo è per me una corona che egli mi ha posto sul capo. E se vuoi saperne di più, rivolgi l’attenzione all’epica battaglia di Bin Jawad: essa ha avuto l’onore di venir registrata con il suo nome.[10] La nostra gratitudine e lealtà [va] all’uomo delle battaglie, autore delle campagne militari.

Ora ci avviamo alla conclusione:
[Egli] contribuì alla fondazione del jihad nella terra dei due fiumi,[11] contribuì alla creazione dello Stato Islamico, contribuì all’espansione dello Stato Islamico e all’istituzione del Califfato. Guidò la sua espansione in Nord Africa.
Che Dio abbia misericordia di te, oh nobile ed egregio, [uomo] generoso che nulla bramava per sé. Hai reso onorata la terra in cui si versò il tuo sangue, e Dio ti ha fatto il piacere di posizionarti a fianco di coloro i quali hanno condotto le grandiose campagne e hanno costituito un Califfato seguendo la metodologia dei profeti.
[Sopraggiunga] la pace, amico mio, sul tuo spirito [che sta] fra coloro che sono diventati immortali.

Scritto da Ibn al-Sadiqa.



[1] Nabil vuol dire nobile, ma è anche parte del suo nome: Abu Nabil al-Anbari.
[2] L’espressione araba è un’allitterazione: Ta’an wa Ta’aan.
[3] Il termine utilizzato è rafida, letteralmente coloro che rifiutano (la vera fede).
[4] Amir vuol dire anche comandante.
[5] Qui per dire: rifiutando gli americani di incontrarlo via terra, Qahtani salì in cielo (morendo) per misurarsi con gli occidentali, anch’essi in cielo (con gli aerei).
[6] Gli Himyari sono membri di una tribù sud-arabica, da cui si originarono i Qahtani.
[7] Eventi avvenuti a giugno 2013.
[8] Qahtani era a capo della Wilayat al-Falluja, prima ancora che della WIlayat Salah al-Din.
[9] Eventi avvenuti a maggio 2014.
[10] Eventi avvenuti a gennaio 2015 (Ghazwah Abu al-Mughirat al-Qahtani, operazione dello Stato Islamico in Libia per la conquista di Bin Jawad).
[11] La Mesopotamia. Lo Stato Islamico, ai tempi cui si fa riferimento, era per l’appunto al-Qa’da nella terra dei due fiumi.

mercoledì 27 aprile 2016

[ARCHIVIO] Materiale di propaganda dello Stato Islamico in lingua italiana

In linea con la natura archivistica di Jihadistan, pubblico di seguito un elenco di materiali propagandistici dello Stato Islamico tradotti in italiano da diverse agenzie/individui affiliati o semplicemente affini al gruppo. Si tratta di una mera ricognizione, nulla è stato prodotto appositamente da Jihadistan nè dal suo autore: il materiale è uscito nell'arco degli ultimi due anni.

In chiusura, sono presenti alcuni testi in italiano che non derivano direttamente dallo Stato Islamico né da suoi sostenitori, ma sono stati tradotti e/o diffusi dagli stessi bracci mediatici da cui derivano gli altri materiali.

MATERIALE UFFICIALE TRADOTTO IN ITALIANO

VIDEO

- Seguendo la metodologia profetica
Titolo originale: ‘Ala manhaj al-Nubuwa (على منهاج النبوة); Pubblicato da al-Furqan



- Spezzando via i confini
Titolo originale: Kasr al-Hudud (كسر الحدود); Pubblicato da al-I’tisam



- Al-Ghuraba: i prescelti di Paesi diversi
Titolo originale: The Chosen few of different lands: Pubblicato da al-Hayat



NASHEED

- Presto, Presto!
Titolo originale: Qariban Qariban (قريبا قريبا); pubblicato da al-Ajnad




TESTI

- Aspettate, che anche noi aspetteremo con voi
Titolo originale: Fatarabbasu Inaa ma'akum Mutarabbisuna (فَتَرَ بَّصُوا إِنَّا مَعَكُم مُّتَ ربِّصُونَ); Pubblicato da al-Furqan

- I politeisti non sono che impurità
Titolo originale: Innama al-Mushrikuna Najas (انما المشركون نجس); Pubblicato da Wilayat Najd

- Di’ ai miscredenti: “Presto sarete sconfitti”
Titolo originale: Qul lil-Ladhina Kafaru "Satughlabuna" (قل للذين كفروا ستغلبون); Pubblicato da al-Furqan

- Messaggio ai cavalieri mediatici
Titolo originale: Risala ila Fursan al-I'lam (رسالة الى فرسان الاعلام); Pubblicato da Wilayat al-Raqqa
MATERIALE NON UFFICIALE IN ITALIANO

TESTI

- La guerra mediatica contro lo stato islamico

- Lupi solitari

- Dalla Terra del Califfato Libia.. Roma stiamo arrivando

- Califfato valido oppure no
LINK

- Lo Stato Islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare
LINK

IMMAGINI

Dopo l'attacco di Dacca, in Bangladesh, nella notte fra 1 e 2 luglio 2016
Pubblicato da Nashir al-Tasmim; riprende una frase di Abu al-Mughira al-Qahtani


IDEOLOGI ESTERNI MA SOSTENUTI DA PROPAGANDISTI FILO-IS

- Parigi, siamo dispiaciuti
Di Hussain bin Mahmud

- 44 modi per sostenere il jihad
Di Anwar al-Awlaki



Consiglio operativo: Per cercare le versioni in italiano delle pubblicazioni dello Stato Islamico che riprendono versetti coranici ho più volte inserito su Google, quali chiavi di ricerca, gli stessi versetti in lingua italiana. Empiricamente ho scoperto che la versione italiana del Corano maggiormente utilizzata per le traduzioni dei testi di IS è quella adottata dall'UCOII.
Quindi, qualora esca del materiale di IS che riprenda versetti coranici, è buona norma cercare prima di tutto un'eventuale versione italiana inserendo gli stessi passi citati come li si trova nella traduzione consigliata.

venerdì 22 aprile 2016

[BASIC] Jihadistan in the news

In questa pagina si trova un elenco dei rimandi alle interviste condotte all'autore di Jihadistan.
Sono qui inseriti unicamente quegli articoli e fonti primarie in cui l'autore di Jihadistan è stato direttamente interpellato dal giornalista.
Pezzi che citano, traducono, riprendono o rimandano a lavori dell'autore non sono menzionati.

Tutti le interviste dell'autore rilasciate sino a gennaio 2016 sono state inserite in appositi post su questo sito, rintracciabili con l'etichetta "contributo" o "intervento". A partire da marzo 2016, i rimandi saranno tendenzialmente inseriti solo qui. Il post è in aggiornamento continuo.

STAMPA

Daniele Raineri, In Libia l'Isis resiste, Il Foglio, August 22, 2016.

Aidan Lewis, Libya's jihadist challenge to last beyond Sirte defeat, Reuters, August 19, 2016.

Marta Serafini, Mattarella, Renzi, Gentiloni: la propaganda di Isis sempre più focalizzata sull'Italia, Il Corriere della Sera, August 10, 2016.

Marta Serafini, Coltelli, Gif e canali Telegram: viaggio nella rete dell’Isis, Il Corriere della Sera, July 26, 2016.

Imad Stitou, L’histoire de la cellule jihadiste marocaine qui voulait terroriser l’Italie, Le Desk, April 29, 2016.

Marta Serafini, Isis e le reti italiane del reclutamento, Il Corriere della Sera, April 13, 2016.

Marta Serafini, Il regista del video di Isis su Bruxelles scarcerato dall'Italia nel 2012, Il Corriere della Sera, March 31, 2016.

Daniele Raineri, Chi è il saudita che adesso guiderà lo Stato Islamico in Libia, Il Foglio, March 9, 2016.

Eleonora Vio, Italian Foreign Fighters, VITA nonprofit, January 20, 2016.


Davide Maria De Luca, In Libia siamo vicini a un accordo, Il Post, September 14, 2015.

Davide Maria De Luca, Dentro la musica dello Stato Islamico, Rolling Stone, April 22, 2015.

Maria Elena Tanca, Isis, come funziona il sistema giuridico, Lettera43, April 22, 2015.


Giordano Stabile, Isis, nuove minacce all’Italia “Vi colpiranno i lupi solitari”, La Stampa, February 24, 2015.

Chiara Rizzo, Anche in Italia i jihadisti reclutano sul web. «Molti partono per trovare moglie», Tempi, February 15, 2015.


RADIO

Piazza InBlu, min. 15.10, Radio InBlu, April 29, 2016.

venerdì 8 aprile 2016

[INFOGRAPHICS] The chain of command of the Islamic State in Libya: an operational chart.


Some of the most prominent figures of the Islamic State in Libya. Click to see our work.

During the last month Italian journalist Daniele Raineri and I worked extensively on data collection from open and private sources, in an attempt to track down the chain of command of the Islamic State in Libya (mainly Wilayah Barqah and Wilayah Tarabulus).

We started to gather data using news, research, analyses, islamist publications and SOCMINT as basic references; subsequently we compared raw data, assessing and discarding conflicting info, testing our sources, submitting our results to forces on the ground in Libya and elsewhere (from different factions).

Our first sketch of the operational chart was written in Arabic and it was thought to be reviewed and assessed by Libyan and Maghrebi observers, researchers and analysts.
You will find a copy of our first sketch in Arabic here. 

Eventually, yesterday we published an up-to-date and fully-reviewed version of our chart in English.

A preview of the chain of command of the Islamic State in Libya



As things in Libya are moving quite fast, hopefully we will keep updating our chart.
You will find in this page info and notices everytime an updating comes out.

Here I summed up the corrections you will find in the forthcoming version of our chart:

- Ibrahim al Warfalli and Abu Abd al-Rahman al-Misri in the same box
- Muhammad Sa'ad al-Tajouri aka Abu Sulayman al-Tunisi
- Mohamed Kardi 
- Waleed al-Bu'ayshi al-Farjani aka Abu 'Abd al-Rahman 'Ubayda al-Athbaji aka Abu Muhammad (killed)
- Hassine Rebai aka Maiz
- Moez Fezzani aka Abu Nassim
- Kamal al-Tunsi killed
- Ghareeb al-Tunsi killed
- Abu Hamza al-Singhali - Emir of Diwan al-Khidmat in Sirte
- Abu Hamza al-Jazairi - military commander in Sirte, killed
- Abu Abd al-Rahman al-Singhali - military commander in al-Hilat, killed
- Adel al-Ghandri captured
- Saifeddine Chamseddine Sindi killed
- Yusuf Rahil aka Abd al-Ilah al-Ansari killed
- Abu 'Ibada al-Khartoumi al-Sudani Emir of Ben Jawad
- Abu Musa al-Tunsi Emir of Harawa
- Mas'ud Abu Hawa al-Maghribi Emir of Nawfaliya
- Abu Zaynab al-Tunisi, Sirte (killed)
- Mirghani Badawi al-Bashir  aka Abu al-Harith al-Sudani - preacher in Sirte (killed)
- Abu Uthman al-Ansari, commander in Wilaya Fezzan (killed)
- Abu Ubayda al-Nijiri, formerly in Boko Haram, killed in Derna
-  Hamid Abu Waqqar al-Zliteni, preacher in Sirte's al-Ribat Mosque and Qism al-Zakat Emir  (killed)  aka Abu Muhammad al-Ansari killed
- Abu Mu'min al-Muhajir, high-ranking fighter in Benghazi
- Muhammad al-Juwani al-Hammali - previously in Ansar al Sharia Sirte
- Ahmad Saleh al-Hammali displaced - voiced to be in Syria
- Abd al-Hadi Zarqoun - founding member of Sirte's IS, previously in Syraq - killed
- Muhammad 'Abd Allah - previously a Mufti in Ansar al-Sharia, speaker in Ouagadougou
- Khalid Abu Fahim al-Dernawi - military Emir - Sirte (killed)
- Hamza Ibn Dau Ibn Muhammad - fighter in Sabratha - captured
- Jihad Shandoul - Katibat al-Furqan, smuggled fighters into Libya from Tunisia - captured
- Ibrahim al-Warfalli currently in Fattayeh
- Abu Amer al-Jazrawy aka al-Najdi aka Abu Obayda
- Abu Shu'aib al-Singhali - military commander killed in Sirte
- Abu Lubaba al-Sudani - military commander killed in Sirte
- Hatif al-Karamy - previously in Ansar al Sharia Sirte - now in Syria
- Abu Hafs al-Libi - involved in US embassy attack - killed in Benghazi
- Ahmad Hassan Asida al-Mashiti and his brother Muhammad Hassan al-Mashiti - founding members of IS in Benghazi
- Emad Abd al-Rahman al-Filastini - aide of Abu Amer al Jazrawy - killed in Sirte
- Abu Qutayba al-Barqawy  - propaganda director in Benghazi - captured
- Abu Mus'ab al-Faruq - Emir of Benghazi
- Abu Abdallah al-Masri killed
- Abu Usama al Tunisi - Nasheed reciter in Sirte
- Ali Al Safrani, Previoulsy in Ansar al Sharia Sirte, founding member of IS, public relations
- Abu Musa al-Tunsi, aide of Fezzani
- Abu Waleed al Jazrawy - military commander killed in Sirte
- Hammuda al-Shuwayhidi, Hisba official in Sirte, killed, previously fought in al-Fattayeh
- Hashim Abu Sidra aka Khabib - Hijra coordinator in Sirte (previously in Derna)
- Khalifa Omar Ishqaq al Farjani - Emir of Education and schools in Sirte - captured
- Muhammad Faraj Ghaliuw aka Abu Ahmad al Misrati - founding member of IS in Sirte, previously in Katibat al Farouq