giovedì 21 gennaio 2016

[FLASH] Foreign Fighters Italiani (contributo)

In data 20 gennaio 2016 è uscita una mia intervista, rilasciata al magazine Vita, visualizzabile al link di seguito.

Eleonora Vio, Italian Foreign Fighters, Vita, 20 gennaio 2016.

Il mio contributo è sul tema dei foreign fighters italiani: più in generale procedure di reclutamento, radicalizzazione, terrorismo home-grown e programmi di deradicalizzazione.

sabato 16 gennaio 2016

[FLASH] Iran e Arabia Saudita: cosa è cambiato

Riporto qui la mia parte di uno speciale del Caffè Geopolitico, uscito l'11 gennaio 2016, che analizza lo stato attuale della tensione fra Iran e Arabia Saudita. Clicca qui per leggere l'hot-spot intero.

Avolte capita che portiamo a spasso con il guinzaglio cani talmente vivaci che finiscono per essere loro a tirare noi, ed è più o meno questo quello che sta succedendo oggi agli shaykh sauditi e agli ulama iraniani. Che fra i due Paesi sia in corso una guerra fredda è notizia vecchia; ma guai a pensare che questa ne sia solo l’ennesima manifestazione copia-incolla. La novità, qualitativamente sostanziale, è che ora la situazione è totalmente sfuggita di mano agli stessi protagonisti, che da un lato devono fare la voce grossa e salvare la faccia davanti ai loro fan politici, dall’altro dissimulano, calcolano attentamente le mosse e tengono il conflitto sul filo della latenza. Ma il passo falso è già stato fatto.

Diversi commentatori arabi hanno sottolineato come l’assassinio di al-Nimr vada letto in chiave vendicativa dell’uccisione di Zahran Alloush, ex-leader di Jaysh al-Islam, un esercito di ribelli che opera nei pressi di Damasco ed è a libro paga saudita. Alloush era anche un sostenitore della disastrosa conferenza di Riyadh per la risoluzione del conflitto siriano, terminata con un nulla di fatto e un ridimensionamento del ruolo saudita. Se non bastasse questo a mostrare che i Frankenstein del Golfo hanno imparato a controllare i loro creatori, è sufficiente ponderare il peso specifico che le varie milizie sciite del Libano, Bahrain, Iraq e Siria hanno avuto nell’escalation degli avvenimenti, sin dalle prime ore della rinvigorita crisi. In termini economici, i due Paesi sono tornati alla realtà capendo di essere non solo share-holder, ma anche stake-holder delle loro insofferenze regionali. Quello che paradossalmente ora può succedere è che il conflitto, venendo a galla, permetta di uscire dal torpore dei proxy e renda più definiti i fronti dell’ostilità.

Del resto già il Siraq, teatro delle maschere per eccellenza, è diventato qualcosa di altro da sé: mediaticamente monopolizzato dall’asettico Stato Islamico, sta andando verso la cristallizzazione e potrebbe ormai evolvere in una guerra di usura, dove a spuntarla è semplicemente chi dura di più. E di sicuro così sarà se lo scontro iraniano-saudita dovesse proseguire a viso aperto. Intanto, come in un romanzo rosa, fuori dal Golfo una serie di pretendenti lottano per assicurarsi la mano delle due prime donne. Da un lato l’uomo che non deve chiedere mai: l’Egitto, che fa il distratto, tutto assorto nei problemi di ordine interno e rabbuiato dalla crisi libica, ma che di fatto non può permettersi di perdere il sostegno saudita e potrebbe presto sviluppare gelosie verso la libertina Turchia, che scaltra tiene il piede in due scarpe: flirta con i sauditi sulla questione siriana, ma dipende dall’Iran in chiave energetica (nonché di aggiustamento degli equilibri interni). E poi il ravveduto Sudan, che dopo anni di love-story con Teheran ha deciso di correre dietro a Riyadh, ed è disposto a tutto pur di assicurarsene la fiducia. Forse, persino a troppo. Non dimentichiamo che per anni il paese è stato un laboratorio di Islam politico e safe-haven di organizzazioni terroristiche: il pericolo è che le vecchie cattive abitudini non siano perse.

Assetti ben diversi, quindi. Meno fronzoli, più hard politics. Ma soprattutto più auto-coscienza: il tempo della brinkmanship, delle manovre a cuor leggero e dell’iperattività diplomatica è finito, entrambi i Paesi hanno capito che le loro mosse subiscono riverberi incontrollabili. Anche per questo motivo sono entrambi incentivati a cercare la quiete. L’Iran, soprattutto, ha la fetta maggiore di interessi nel calmare le acque, magari intrappolando nella ragnatela della mediazione anche Washington e Mosca, a suggello della propria egemonia resa legittima dai “grandi”. Più complicata la situazione per Riyadh, che non ha mai vissuto un minimo storico di tale intensità: tanto che la ricerca della serenità regionale sembrerebbe una resa più che un successo.

Gli sviluppi dei prossimi giorni sono fondamentali per capire che tiro avrà il 2016 mediorientale.

lunedì 4 gennaio 2016

[ANALISI] È possibile comprendere il jihadismo informale?

Riporto di seguito un articolo che ho pubblicato per il numero di gennaio 2016 della rivista Formiche*, in cui cerco di spiegare come il pericolo delle "schegge impazzite" sia di fatto sistematizzabile, seppur tale operazione possa non essere pienamente utile.

La copertina di Formiche, gennaio 2016.

È possibile comprendere il jihadismo informale?

Alle porte del 2016 ogni dipartimento di sicurezza e agenzia di informazione ha digerito la nuova nozione di rischio terroristico per la quale il pericolo – non più circoscrivibile alle operazioni direttamente demandate da gruppi che hanno sposato l’uso della violenza – è anche rappresentato da soggetti che, in seguito a un’esposizione alla subcultura jihadista e a una fanatizzazione ideologica, autonomamente si attivano e ricorrono alla forza. La loro azione è spesso descritta come imprevedibile, oscura, persino irrazionale. Quasi rinunciando a una comprensione del comportamento dei gruppi informali, ossia di quei collettivi nati dal basso in cui si ritrovano individui in corso di o dalla piena radicalizzazione, si tende a privilegiare lo studio e la repressione di altre cellule – pur autoctone ma più organizzate – che hanno sviluppato diverse forme di contributo relativamente alla galassia fondamentalista globale.

In queste righe si cerca di dimostrare che anche il jihadismo spontaneo, nelle sue fasi antecedenti ai momenti di contatto con gruppi convenzionali, può essere sistematicamente studiato tramite routine comportamentali e cognitive. Il sottobosco islamista italiano ed europeo, infatti, presenta alcune falsarighe indicanti il grado di maturità delle singole situazioni considerate. Per cogliere gli attributi delle varie realtà nostrane è utile immaginare uno sciame. Gli aspiranti jihadisti, infatti, raramente rimangono isolati dal resto dell’ambiente, tendendo invece a stabilire legami quantomeno conoscitivi con i loro affini. Pertanto è utile individuare, all’interno di un insieme di radicalizzati, alcuni sciami tramite cui identificare traiettorie di volo comuni.

Gli sciami di volatili sono privi di un capo, ma una variazione nel volo di un singolo elemento può essere imitata dagli altri. Allo stesso modo i proto­gruppi jihadisti, seppur non abbiano un leader, presentano attività, idee e comportamenti che risultano plasmati da pochi individui dotati di sufficiente influenza per modificare la direzione operativa del proprio collettivo. Questo è soprattutto visibile online: relativamente all’ambito italiano, più legato a Facebook che a Twitter, a differenza di quanto accade in alcuni Paesi nordeuropei, sono ben osservabili utenti il cui maggiore peso specifico li rende poli di attrazione e fonti di solennità rispetto alla loro cerchia di amici. Sfruttando la loro posizione privilegiata, questi individui assicurano la coesione del collettivo, ne definiscono l’orientamento e i contenuti mediatici, eliminano eventuali oppositori e mettono in atto dei meccanismi di autocontrollo per sviare l’attenzione delle autorità, ad esempio ostacolando la diffusione di alcuni materiali, richiedendo conversazioni private, e così via.

I proto­gruppi hanno ottime abilità nell’organizzare eventi, quali sessioni di proselitismo in piazza (la cosiddetta street da‘wa), incontri dottrinali o raccolte di fondi. Questo accade perché gli sciami più coesi si coordinano in tempi rapidi, potendo contare su un forte attaccamento alla causa e a un amichevole sostegno reciproco. Inoltre, non esistendo figure leader, i membri degli sciami godono di una certa libertà: raramente la proposta di un’iniziativa conosce richiesta (o negazione) di permesso. Pertanto si raggiungono elevate adesioni in tempi relativamente brevi.

Tuttavia, un membro può venire escluso in via di fatto dal suo sciame, avendo perso credibilità o avendo manifestato idee fuori dal coro. In questo senso gli sciami presentano una struttura altamente flessibile, in grado di adattarsi di volta in volta alle mutazioni della propria membership. Internamente, questi sono in grado di rimpiazzare assenze, escludere componenti non graditi o chiudersi al resto dell’ambiente. Esternamente, gli sciami assumono la forma più adatta rispetto alle condizioni del sistema che li ospita, mantenendo come primo obiettivo un basso profilo.

Dentro ogni sciame è possibile riconoscere ulteriori ristretti e affiatati circoli, a più alta densità di connessioni rispetto alla media dello sciame. Questi sono composti da individui che condividono amicizie e visioni ideologiche o hanno legami territoriali. A livello di circoli le interazioni e le attività svolte sono maggiori che nel resto dello sciame: per questo può capitare che due circoli appartenenti a diversi sciami collidano, andando così a definire entità superiori e ampliando il capitale umano dei gruppi. Può anche succedere che due circoli, venendo in contatto, generino conflitti. Il panorama islamista italiano, per dare un’idea di massima, presenta alcuni casi di frattura fra le realtà ascrivibili all’orizzonte ideologico di impostazione Ikhwan – vicini ai metodi dei Fratelli musulmani – e gli sciami hardliner – direttamente sostenitori di gruppi jihadisti – così come fra difensori di un salafismo classico e gruppi di ispirazione Deobandi. Non mancano, comunque, casi di individui che fungono da anello di congiunzione fra le varie esperienze islamiste nostrane.

Può capitare che gli sciami riescano a mettersi in contatto con gruppi islamisti formali. In alcuni casi questo può avvenire tramite i foreign fighter, che una volta raggiunto il gruppo di destinazione restano in contatto con il proprio circolo di provenienza. Se da un lato ciò aumenta il rischio attentati, poiché coordinati con l’appoggio del network di aggancio, dall’altro permette alle agenzie di sicurezza di collezionare intelligence e avere basi di studio più solide e battute in passato.

La peggiore delle situazioni, infatti, non è più rappresentata dal collegamento fra cellule spontanee e convenzionali, ma dalla fusione dei due livelli. Una sorta di realtà ibrida, in cui il jihadismo formale e quello informale si mescolano grazie alla semplicità con cui è possibile passare dal secondo al primo. Lo Stato islamico, rinnovando radicalmente il modello di reclutamento, permette a chiunque dia la propria fedeltà al Califfo di agire potenzialmente in nome di esso, e da questo essere riconosciuto. In tal senso, la buona riuscita delle operazioni messe in atto dalle autorità nel combattere il fenomeno jihadista non può più semplicemente passare dal riconoscimento del pericolo sul livello formale e dalla prevenzione sul livello informale, ma dovrà fare i conti con la ricerca di una soluzione comunicativa in grado di scollare l’immateriale – oltre che effettivo – tessuto connettivo che lega sottobosco e costellazione islamista.


* Per il sito web, Formiche ha intitolato questo articolo Come agiscono i terroristi Isis, mentre per la rivista il titolo è Dentro uno sciame islamista (pp.24-25).

domenica 3 gennaio 2016

[BASIC] About - Transparency - Regole di Ingaggio

A oltre un anno dall’apertura di Jihadistan, che con il tempo è andato assumendo forma e contenuto sempre più eterogeneo, e attirando un bacino di utenza maggiore mese dopo mese, ritengo necessario gettare nero su bianco alcune importanti nozioni in modo tale da ridefinire scopo, natura, regole di utilizzo e concetto funzionale di questo sito.


ABOUT – TRANSPARENCY – RULES OF ENGAGEMENT


Cosa:

Jihadistan è pensato come un archivio polifunzionale a scopo accademico.

Il sito ospita una grande varietà di contenuti. Vi si possono trovare:

- Materiali emanati dal (proto-)jihadismo italiano ed europeo, qui archiviati e in alcuni casi tradotti;

- Articoli pensati esclusivamente per Jihadistan: generalmente analisi, chiarimenti e argomentazioni;

- Articoli, analisi, report, interventi appartenenti all’autore di Jihadistan ma rilasciati a terzi e qui riproposti (a volte solo parzialmente) con il loro permesso;

- Rimandi a lavori per terzi dell’autore di Jihadistan, qui non riproponibili per motivi di lunghezza, linguaggio informatico o copyright (generalmente capitoli di libri, paper, e-book, articoli a pagamento, analisi private, interviste, presentazioni);

- Riferimenti a eventi pubblici cui partecipa l’autore di Jihadistan (conferenze, presentazioni);

In nessun caso, su Jihadistan, si troveranno materiali o rimandi a lavori cui l’autore non ha contribuito. 
Naturalmente, diversi contenuti qui archiviati nascono dal lavoro di più persone (soprattutto paper e libri).


Come:

Jihadistan è frutto del lavoro di una sola persona. Pertanto, nonostante l’impegno e la dedizione, è possibile trovare errori e manchevolezze sia sul piano della forma (font diversi, righe sfalsate, parole trascritte in maniera disomogenea) che del contenuto (link scaduti, video rimossi). Periodicamente l’autore cerca di riportare tutto in ordine. Se noti qualcosa che non va, puoi contattarlo utilizzando il rimando all’e-mail dell’autore sulla colonna destra del sito.

Seppur goda di capacità limitate, Jihadistan non è in cerca di collaboratori.

Per una migliore e più completa visione del sito, si consiglia di evitare la versione mobile.

Per addentrarsi all’interno del sito, ritengo utili tre strumenti:

1.      La funzione “Cerca nel blog” – adatta a ricerche qualitative: inserendo una parola chiave (per esempio: Jabhat al-Nusra) vengono mostrate tutte le pagine all’interno delle quali è presente tale parola. Nota bene: seppur la ricerca goda di una certa capacità di varianza rispetto alla entry originale (Jabhat al-Nusra, Jabhat al Nusra, Jabhatul Nusra) è sempre meglio assicurarsi che vengano rispettate alcune regole di grafia predilette dall’autore. Consulta quindi le regole di traslitterazione.

2.      L’utilizzo delle etichette fra parentesi quadre: [ETICHETTA].
Queste servono ad inquadrare formalmente il tipo di contenuto, in modo tale che se si stia cercando un report, si eviti di leggere una analisi. È chiaro che un certo grado di mescolanza fra le varie forme è da considerare sempre presente in quanto inevitabile. La funzione “Cerca nel blog”, quindi, può anche essere utilizzata con funzione quantitativa, inserendo come parola chiave una etichetta e vedendo così tutti i post afferenti a quell’area contenutistica. 

Le etichette utilizzate sono:
[BASIC]  - Per post contenenti informazioni utili all’uso e la comprensione del sito.
[REPORT] – Per contenuti di taglio giornalistico o elaborazioni delle notizie.
[ANALISI] o [ANALYSIS] – Per analisi, di taglio diverso in base al destinatario e allo scopo.
[ARCHIVIO] – Per materiale di stampo jihadista italiano ed europeo proposto su questo sito a scopo di studio e ricerca. Anche per traduzioni di materiale filo-jihadista effettuate dall'autore.
[INTERVISTA] – Per interviste realizzate dall’autore ad altri.*
[FLASH] – Per rimandi esterni a Jihadistan, ossia lavori dell’autore non riproponibili qui, o suoi interventi su testate esterne, o inviti a incontri pubblici.
[LIBRO] – Per rimandi a capitoli, libri, long-read ed e-book a cui ha lavorato l’autore.
[INFOGRAPHICS] - Per rappresentazioni grafiche, a prescindere dal taglio analitico/giornalistico.

Di nuovo, l’uso di queste etichette non è perfetto. Contenuti archivistici sono riscontrabili nelle analisi, come report  notiziari sono riscontrabili in flash esterni. Per esempio, in questo post è presente un’analisi operativa sull’intervento italiano in Libia, ma poiché facente parte di una long-read, è etichettata come [LIBRO].

* Nota bene: utilizza le parole “contributo” e “intervento” ( e relativi plurali), all’interno della maschera di ricerca, per avere invece rimandi a interviste realizzate da terzi all’autore. O più semplicemente guarda "Jihadistan in the news".

3.      La consultazione del glossario base – che verrà migliorato ed ampliato presto – e delle già citate norme di traslitterazione (non vincolanti, ma preferite dall’autore, quantomeno per i contenuti esclusivi a Jihadistan).

Chi:

Jihadistan è stato fondato e viene gestito unicamente da Marco Arnaboldi. L’autore è uno studente di Scienze Politiche, presso l’Università Cattolica di Milano. È laureato in lingua araba (Relazioni Internazionali), presso lo stesso Ateneo. Ha studiato e vissuto in Spagna, Egitto, Terra Santa. Alla formazione abbina l’attività di ricerca, analisi e giornalismo, dal Medio Oriente e dall’Italia. Ha lavorato e collabora con diversi centri di ricerca, agenzie di analisi e testate (ISPI, Fondazione Oasis, Corriere della Sera, Caffè Geopolitico, Hozint, Formiche, Rainews24, e molti altri). Per questo motivo Jihadistan ospita una forte varietà di contenuti, a volte solo parzialmente riproponibili.

L’autore può essere contattato tramite e-mail, seguendo il link sulla colonna destra del sito (per richieste, ingaggi, curriculum, chiarimenti).

Non c’è vergogna nel dire che Jihadistan è cresciuto qualitativamente insieme al suo autore. I primi post, che propongono materiali scritti due anni fa, sono necessariamente privi di un’ampiezza analitica che sta andando formandosi con il tempo. In linea con lo spirito archivistico di Jihadistan, non rimuovo né modifico, seppur non sia più d’accordo in alcuni casi con mie precedenti valutazioni, le più vecchie analisi.


Per chi:

L’obiettivo primario di Jihadistan è di fornire strumenti di valutazione sull’Islam Politico. Ad ogni modo, con l’aumentare delle esperienze lavorative e delle richieste di analisi, Jihadistan include anche materiali che esulano dal solo Islam Politico, abbracciando in generale temi storico-socio-politici afferenti il Nord Africa e il Levante, oltre che i rapporti fra Europa e tali aree.

Pertanto, Jihadistan non ha un destinatario unico. Ricercatori, esperti, studenti e giornalisti rimangono comunque, per evidenza empirica, i primari fruitori del sito.

Seppur il linguaggio dell’autore cerchi di essere il più possibile accessibile anche all’infuori di tali fasce, più spesso sono le regole di ingaggio esterne a dettare le modalità di espressione dell’autore. Qui, naturalmente, gli articoli vengono riproposti senza poterli alterare.

E’ possibile, per i lettori, riproporre i materiali di Jihadistan esternamente, ma citando e linkando sempre la fonte. Jihadistan, infatti, è protetto da licenza Creative Commons 4.0. (attribuzione internazionale, 2014 - 2016).


Regole d’ingaggio:

In generale, sono disponibile a valutare interventi, contributi e lavori con terzi.
Di seguito riporto alcune regole minime per una reciproca soddisfazione ed evitare spiacevoli inconvenienti.

Per ogni tipo di lavoro esterno, richiedo che mi sia comunicata sempre ogni alterazione che viene apportata al mio contributo scritto/orale. In ogni caso, prima di una pubblicazione, voglio avere una bozza di quanto verrà emanato.

Ci tengo a fare chiaro che sono indipendente: non ho affiliazioni fisse e, all’infuori dei periodi di impegno universitario, sono itinerante. Pertanto, è inesatto che venga citato come *ricercatore di un istituto*, ma piuttosto *collaboratore di un istituto*, o meglio *ricercatore di un singolo progetto* o *autore di un singolo libro*. Una più solida affiliazione è quella con il Caffè Geopolitico: se non comunico affiliazioni, una carica utlizzabile per citazioni è *analista del Caffè Geopolitico*.