giovedì 28 aprile 2016

[ARCHIVIO] Eulogia di Abu al-Mughirat al-Qahtani: traduzione commentata

Abu al-Mughirah al-Qahtani nel carcere di Abu Ghraib, Iraq.


Ho deciso di tradurre e commentare l’eulogia di un personaggio di primaria importanza dello Stato Islamico: Abu al-Mughirat al-Qahtani. Il file originale è visualizzabile a questo link (uscito a gennaio 2016). Qahtani (anche conosciuto come Abu Nabil al-Anbari) è stato parte dello Stato Islamico sin dalla prima ora in Iraq, e ha guidato il distaccamento libico dell’organizzazione sino a Novembre 2015, quando un raid franco-americano lo colpì. La rilevanza della sua figura per l’Italia è fondamentale.


 Parole di cordoglio per Nabil[1]/Abu al-Mughirat al-Qahtani.

Qualora ti giunga notizia di un mujahid che ha combattuto lotte e perdizione, per poi essere fatto prigioniero e venir ammanettato, ma la sua tenacia era più solida di barre d’acciaio.. [sappi che] una volta liberato scelse la stessa strada che prese la prima volta: “assalto ed efferatezza”[2], ogniqualvolta vi siano battaglie e odore di morte. Più tardi si rintanò nel silenzio, lasciò alla sua spada il [compito di] raccontare il pomposo racconto che di nulla tiene conto, se non dello spargimento di sangue e del taglio di teste.

Poi [venne] la maestosità della sua influenza. 
Non era abbastanza per lui il torrente di sangue che causò ai danni di sciiti[3], apostati e crociati in Iraq. Si affidò all’eccellenza della morte, che lo portò in Libia, presso i nemici del suo Signore: lì vi erano oltraggiosi progetti in competizione fra loro. Lì, su quella generosa terra, piantò l’asta del Califfato e issò la bandiera dello Stato Islamico, svolazzante molto più in alto dei cumuli di quei maligni progetti.

Qualora sentirai [parlare] di tutto ciò, tornerà qui la tua memoria. Sei in presenza della biografia dell’emiro[4] Abu al-Mughirat al-Qahtani.

Egli è il generoso, nobile, sprezzante e stoico [uomo] che l’America e i suoi alleati rifiutarono di incontrare sul campo per mezzo dei loro tramiti. Si rifugiarono nel loro classico metodo [che adottano] quando hanno timore: lo bombardarono dall’alto, così egli [morì e] salì in cielo.[5]

Questo è Abu al-Mughirat, o se preferite chiamatelo Abu Yazin al-Himyari[6]: questa è la kunya con cui sosteneva il nostro stato dalla prigione di Abu Ghraib. Sì, la prigione di Abu Ghraib. Il nostro rapace si diplomò alla scuola di Abu Ghraib, e visse la gioia della fuga da essa, poiché fu più tardi fra coloro che ne uscirono. Nonostante le avversità attraverso cui passò ad Abu Ghraib, intraprese il gravoso compito di sopportare tutto ciò in nome del sostegno al suo stato.

Si unì al jihad sin dall’inizio dell’occupazione americana, e non smise di combattere i nemici di Dio fino a che non fu catturato nel 2008 a Baghdad. Lì mise a nudo il suo petto pieno di fermezza, esponendolo alle onde dell’afflizione [sofferte] in prigionia, sino a che Dio non lo liberò dopo circa un anno e mezzo. Più tardi tornò un’altra volta ai teatri del conflitto, amore a cui diede da bere il suo cuore.

Non passò molto prima che venisse imprigionato un’altra volta. Combattimento e jihad erano un intermezzo fra diverse detenzioni, per le quali doveva sistemarsi ad Abu Ghraib, [carcere] di cattiva reputazione. Poi venne il giorno promesso: il giorno dell’abbattimento delle mura e della liberazione dei prigionieri, [7] ed era egli senza pari fra i detenuti.

Uscì come un leone errante, allo stesso modo in cui era entrato. Fermezza e vigore in opposizione agli stormi del vizio: si diresse immediatamente verso i teatri dello scontro. La detenzione altro non fece che invigorirlo, renderlo più tenace e perseverante (proprio come la legna rende il fuoco più vivo).
Nel periodo seguente fu nominato governatore di Salah al-Din, e prima era già stato governatore di un’altra provincia.[8]

Vi sono mostrate le epiche gesta di Salah al-Din nel giorno della conquista, vi è stato dato di vedere il comandante della battaglia di Samarra[9]: egli è Abu al-Mughirat, capo di quelle nobili guerre.

Più avanti, quando lo Stato valutò di espandersi in Libia, inviò il suo cavaliere Abu al-Mughirat con la sua spada lucente affinchè fondasse la struttura del Califfato lì, e creasse il nucleo dell’esercito di coloro che conquisteranno Roma e l’Europa. Andò lì, pose le fondamenta e mise le basi. Poi marciò con i suoi soldati in tutta forza e vigore verso l’espansione a destra e sinistra, con lo scopo di imporre la religione di Dio nella sua interezza.

Questo, in breve, è Abu al-Mughirat. Jihad e poi imprigionamento. Poi ancora jihad, operazioni e imprigionamento. Poi jihad, espansione, disposizione e consolidamento delle fondamenta. Poi Dio provvide a dargli ciò in cui egli sperava e per il quale si applicava: l’uccisione sul sentiero verso Dio. Questo è quanto riconosciamo.
In tutto ciò sono stato onorato. La possibilità di conoscerlo è per me una corona che egli mi ha posto sul capo. E se vuoi saperne di più, rivolgi l’attenzione all’epica battaglia di Bin Jawad: essa ha avuto l’onore di venir registrata con il suo nome.[10] La nostra gratitudine e lealtà [va] all’uomo delle battaglie, autore delle campagne militari.

Ora ci avviamo alla conclusione:
[Egli] contribuì alla fondazione del jihad nella terra dei due fiumi,[11] contribuì alla creazione dello Stato Islamico, contribuì all’espansione dello Stato Islamico e all’istituzione del Califfato. Guidò la sua espansione in Nord Africa.
Che Dio abbia misericordia di te, oh nobile ed egregio, [uomo] generoso che nulla bramava per sé. Hai reso onorata la terra in cui si versò il tuo sangue, e Dio ti ha fatto il piacere di posizionarti a fianco di coloro i quali hanno condotto le grandiose campagne e hanno costituito un Califfato seguendo la metodologia dei profeti.
[Sopraggiunga] la pace, amico mio, sul tuo spirito [che sta] fra coloro che sono diventati immortali.

Scritto da Ibn al-Sadiqa.



[1] Nabil vuol dire nobile, ma è anche parte del suo nome: Abu Nabil al-Anbari.
[2] L’espressione araba è un’allitterazione: Ta’an wa Ta’aan.
[3] Il termine utilizzato è rafida, letteralmente coloro che rifiutano (la vera fede).
[4] Amir vuol dire anche comandante.
[5] Qui per dire: rifiutando gli americani di incontrarlo via terra, Qahtani salì in cielo (morendo) per misurarsi con gli occidentali, anch’essi in cielo (con gli aerei).
[6] Gli Himyari sono membri di una tribù sud-arabica, da cui si originarono i Qahtani.
[7] Eventi avvenuti a giugno 2013.
[8] Qahtani era a capo della Wilayat al-Falluja, prima ancora che della WIlayat Salah al-Din.
[9] Eventi avvenuti a maggio 2014.
[10] Eventi avvenuti a gennaio 2015 (Ghazwah Abu al-Mughirat al-Qahtani, operazione dello Stato Islamico in Libia per la conquista di Bin Jawad).
[11] La Mesopotamia. Lo Stato Islamico, ai tempi cui si fa riferimento, era per l’appunto al-Qa’da nella terra dei due fiumi.

venerdì 22 aprile 2016

[BASIC] Jihadistan in the news

In questa pagina si trova un elenco dei rimandi alle interviste condotte all'autore di Jihadistan.
Sono qui inseriti unicamente quegli articoli e fonti primarie in cui l'autore di Jihadistan è stato direttamente interpellato dal giornalista.
Pezzi che citano, traducono, riprendono o rimandano a lavori dell'autore non sono menzionati.

Tutti le interviste dell'autore rilasciate sino a gennaio 2016 sono state inserite in appositi post su questo sito, rintracciabili con l'etichetta "contributo" o "intervento". A partire da marzo 2016, i rimandi saranno tendenzialmente inseriti solo qui. Il post è in aggiornamento continuo.

STAMPA

Laura Cesaretti, The Curious, Quiet Success of Italian Counter-Terrorism, War Is Boring, April 8, 2017.

Emanuele Rossi, Che cosa cela la rivendicazione Isis in italiano dell'attentato a Londra, Formiche, March 24, 2017.

Aidan Lewis, Islamic State looks to regroup in Libya after losing Sirte, Reuters, December 9, 2016.

Daniele Raineri, In Libia l'Isis resiste, Il Foglio, August 22, 2016.

Aidan Lewis, Libya's jihadist challenge to last beyond Sirte defeat, Reuters, August 19, 2016.

Marta Serafini, Mattarella, Renzi, Gentiloni: la propaganda di Isis sempre più focalizzata sull'Italia, Il Corriere della Sera, August 10, 2016.

Marta Serafini, Coltelli, Gif e canali Telegram: viaggio nella rete dell’Isis, Il Corriere della Sera, July 26, 2016.

Imad Stitou, L’histoire de la cellule jihadiste marocaine qui voulait terroriser l’Italie, Le Desk, April 29, 2016.

Marta Serafini, Isis e le reti italiane del reclutamento, Il Corriere della Sera, April 13, 2016.

Marta Serafini, Il regista del video di Isis su Bruxelles scarcerato dall'Italia nel 2012, Il Corriere della Sera, March 31, 2016.

Daniele Raineri, Chi è il saudita che adesso guiderà lo Stato Islamico in Libia, Il Foglio, March 9, 2016.

Eleonora Vio, Italian Foreign Fighters, VITA nonprofit, January 20, 2016.


Davide Maria De Luca, In Libia siamo vicini a un accordo, Il Post, September 14, 2015.

Davide Maria De Luca, Dentro la musica dello Stato Islamico, Rolling Stone, April 22, 2015.

Maria Elena Tanca, Isis, come funziona il sistema giuridico, Lettera43, April 22, 2015.


Giordano Stabile, Isis, nuove minacce all’Italia “Vi colpiranno i lupi solitari”, La Stampa, February 24, 2015.

Chiara Rizzo, Anche in Italia i jihadisti reclutano sul web. «Molti partono per trovare moglie», Tempi, February 15, 2015.


RADIO

Piazza InBlu, min. 15.10, Radio InBlu, April 29, 2016.

venerdì 8 aprile 2016

[INFOGRAPHICS] The chain of command of the Islamic State in Libya: an operational chart.


Some of the most prominent figures of the Islamic State in Libya. Click to see our work.

During the last month Italian journalist Daniele Raineri and I worked extensively on data collection from open and private sources, in an attempt to track down the chain of command of the Islamic State in Libya (mainly Wilayah Barqah and Wilayah Tarabulus).

We started to gather data using news, research, analyses, islamist publications and SOCMINT as basic references; subsequently we compared raw data, assessing and discarding conflicting info, testing our sources, submitting our results to forces on the ground in Libya and elsewhere (from different factions).

Our first sketch of the operational chart was written in Arabic and it was thought to be reviewed and assessed by Libyan and Maghrebi observers, researchers and analysts.
You will find a copy of our first sketch in Arabic here. 

Eventually, yesterday we published an up-to-date and fully-reviewed version of our chart in English.

A preview of the chain of command of the Islamic State in Libya



As things in Libya are moving quite fast, hopefully we will keep updating our chart.
You will find in this page info and notices everytime an updating comes out.



DECEMBER 15, 2016

We published a new chart: "What remains of the Libyan Islamic State". It gives a view of the holdover network of the Libyan Islamic State after the loss of Sirte. Please note that the chart is in Arabic only, by now.


Click on the following picture to download our new chart.

The Holdover Network of the Libyan Islamic State after Sirte