domenica 28 maggio 2017

[ANALISI] In Libia Ansar al Sharia annuncia la propria disfatta. Perché ci deve far pensare.

Sabato sera ha avuto luogo un notevole punto di svolta nella storia del jihadismo contemporaneo: l’ex colosso jihadista libico Ansar al Sharia ha ufficialmente chiuso i battenti

L’ha fatto sottovoce, con un comunicato sobrio e uno scarso ritorno mediatico. Ha emanato il proprio documento finale tramite Murasil al-Raya, l’agenzia di relazioni esterne del gruppo, che era dormiente da settembre 2016. Venerdì, dopo otto mesi di latenza, Murasil al-Raya ha tentato un’allargamento del proprio bacino di utenza diffondendo un collegamento che permette l’accesso all’agenzia via Telegram. La sera dopo, quando il suo canale Telegram aveva ottenuto poco più di 1000 membri (una sciocchezza per i numeri della propaganda jihadista), Ansar al Sharia ha dichiarato la propria disfatta e dissoluzione.


Logo e descrizione di Murasil al-Raya, agenzia mediatica di Ansar al Sharia Libia, in forma di canale Telegram.


Come immaginabile, la notizia ha fatto poca strada fuori dai circuiti specializzati. Eppure la sua portata politica oltrepassa di gran misura il fatto in sé, e sarà necessario diverso tempo prima che si manifesti nella sua pienezza.

Ansar al Sharia era il gruppo islamista di maggior successo nella Libia post-Gheddafi. All’apice del suo potere, verso inizio 2014, Ansar al Sharia era presente - e in alcuni casi controllava - larghe porzioni di diverse città litorali libiche, tra cui Sabrata, Sirte, Agedabia, Bengasi e Derna, con tanto di attività di governance locale ed esecuzione di verdetti sciaraitici in piazza. Un network capillare e diffuso anche oltre il paese, con un’organizzazione gemella in Tunisia e diversi membri di spicco affiliati ad al-Qaeda. 

Più tardi è arrivato lo Stato Islamico, che ha vampirizzato parte di Ansar al Sharia, erodendone le capacità operative e la base di sostegno. Eppure il gruppo è sopravvissuto, mantenendo una presenza militare costante nei dintorni di Bengasi e, in misura minore, fuori Derna, dove in entrambi i casi combatteva contro le forze di Haftar al fianco di coalizioni ribelli locali. Cosa significa allora il recente annuncio di fallimento, e perché è importante?

Prima di tutto, fughiamo ogni dubbio sulla veridicità dello stesso. In tempi recenti diverse fazioni della galassia qaidista hanno tentato operazioni più o meno cosmetiche al fine di guadagnare legittimità politica. È il caso di Jabhat al-Nusra in Siria, una delle emanazioni locali di al-Qaeda che da un anno a questa parte ha preso la via del taglio dei legami con la case madre, con l’obiettivo di istituire una coalizione ribelle maggiore ed evitare l’etichetta di gruppo terroristico. Ma è anche il caso di Nusrat al-Islam wal-Muslimin, un ombrello di fazioni qaidiste che in Mali si sono sottoposte al comando del più presentabile fra i loro capi, l’emiro di Ansar al-Din Iyad Agh Ghali. 

Ciò che distingue il comunicato di Ansar al Sharia dagli esempi precedenti è la schiettezza del testo. Mentre in passato i suddetti gruppi, così come altri, si sono serviti di tortuosi giri di parole (a volte giocando sulle sottigliezze della lingua araba) per descrivere la loro autonomia rispetto a un gruppo straniero, o la loro fusione in nuove entità, o ancora il loro cambio di nome, Ansar al Sharia non fa mistero del suo corso futuro. Elenca semmai una serie di motivazioni che hanno portato alla decisione di sciogliersi, tra cui l’usurante lotta contro Haftar e la decimazione dei loro capi, per poi malinconicamente descrivere la sua speranza nel fatto che qualcuno in futuro voglia ispirarsi al loro esempio.

Ma lo scioglimento di Ansar al Sharia è soprattutto una mastodontica novità a livello comportamentale. Non era mai successo nella storia recente che un gruppo jihadista di tali dimensioni e con un tale trascorso, autonomamente, annunciasse al mondo il proprio fallimento. La sua decisione di ritirarsi dalla scena libica rivela un embrione di disincanto politico e trasparenza comunicativa, una maturità operazionale che stona nettamente nel contesto generale delle insurrezioni jihadiste. Basti pensare che lo scorso ottobre il capo di al Qaeda nel Maghreb Islamico, Abu Mus‘ab Abd al Wadud, chiese ad Ansar al Sharia di non lasciare la presa nella lotta contro Haftar, dedicando loro un intervento audio dal titolo “Bengasi, la battaglia della perseveranza”

Esiste infine un piano più astratto da analizzare. La manifestazione di razionalità di Ansar al Sharia nella propria condotta, la presa di coscienza del fatto che il suo progetto si sia rivelato fallimentare, denota un’evoluzione attitudinale su cui l’Occidente deve interrogarsi. Una cornice teorica quale il post-Islamismo di Asef Bayat sembra particolarmente adatta alla comprensione del fenomeno ed è probabilmente degna di rivalutazione, dopo essere stata frettolosamente scartata negli anni post-primavere arabe.

Quanto succederà nel futuro immediato, ad ogni modo, difficilmente ci sorprenderà. È infatti probabile che i più fanatici fra i combattenti di Ansar al Sharia decidano di unirsi ad altre fazioni islamiste libiche, verosimilmente seguendo l’esempio di quanti prima di loro defezionarono a favore dello Stato Islamico. Quest’ultimo appare in piena risalita: nel mese corrente ha ripreso ad affrontare apertamente le milizie di Misurata a sud di Sirte e a organizzare campagne di propaganda sia online che offline. Il 10 maggio a Sirte sono state scattate fotografie ritraenti fogli e graffiti scritti da sostenitori del gruppo. Venerdì scorso a Bani Walid e ad Agedabia sono stati rispettivamente eliminati e catturati due gruppetti di combattenti. Un attacco suicida che ha sconvolto Manchester il 22 maggio, infine, ha gettato luce sull’esistenza di alcune cellule sparse in Libia e pronte a colpire. Il clima di ripresa, dunque, rischia di convincere gli ormai ex combattenti di Ansar al Sharia a cambiare bandiera.

Diserzioni e voltafaccia a parte, è nel lungo periodo che la decisione finale di Ansar al Sharia mostra tutta la sua rilevanza, in quanto ha stabilito un precedente: non va infatti sottovaluta la possibilità che la condotta di Ansar al Sharia venga emulata in futuro da altre fazioni. Se così fosse, si aprirebbe spazio di manovra per la regolazione e normalizzazione delle insorgenze islamiste, con importanti conseguenze nelle strategie di counter insurgency, possibilità di previsioni comportamentali e persino di mediazione.

Il documento finale di Ansar al Sharia, pagina 1.
Il documento finale di Ansar al Sharia, pagina 2.
Il documento finale di Ansar al Sharia, pagina 3.



1 commento:

  1. Bellissimo articolo, perché c'è effettiva conoscenza del fenomeno jihadista sui cui si basa un' accorta analisi

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